Laura Pirovano ha ribaltato il proprio destino, passando dall’essere la ragazza degli eterni quarti posti alla conquista di una clamorosa Coppa del Mondo di discesa libera.
Una metamorfosi sportiva e mentale che la trentina ha raccontato con ironia e totale sincerità in un’intervista rilasciata a “Il T – Quotidiano”, svelando anche i retroscena del suo personalissimo soprannome alla vigilia del nuovo inverno.
Nel circo bianco dei grandi felini, dopo la “Tigre” Federica Brignone e la “Ninja” Sofia Goggia, c’è ufficialmente una nuova predatrice.
Ma se i nickname delle compagne evocano ferocia, quello della Pirovano è nato quasi come una provocazione:“Alcuni amici in palestra mi prendevano in giro per la mia presunta agilità e avevano iniziato a chiamarmi “Pantera”. Diciamo “pseudo-agilità”, perché io nasco come discesista e agli inizi non ero un mostro di fluidità… Poi la cosa è sfuggita di mano e mi hanno persino disegnato il felino sul casco a mia insaputa”.
Un simbolo nato per scherzo che ha finito per incarnare alla perfezione i riflessi e la tenacia felina necessari per compiere l’ultimo, definitivo salto di qualità.
Quel tabù spezzato: “Ero diventata una barzelletta”. Prima della consacrazione, la Pirovano era la sciatrice perfetta a cui mancava sempre un centesimo per fare un soldo. Una sfilza di piazzamenti in top 10 che rischiavano di trasformarsi in una condanna psicologica: “Nel circuito ero diventata un po’ una barzelletta, nel senso buono del termine: ero la ragazza che sciava sempre bene, sempre lì a un passo dalle primissime posizioni, ma che alla fine non ce la faceva mai. Mi dicevo: “Ci ho provato anche oggi, se il destino è questo va bene così”. Era frustrante, ma a furia di sfiorarlo quasi non ci facevo più caso”.
Poi, il clic. Tre successi consecutivi in discesa libera che hanno disintegrato il tabù e commosso l’intero albergo bianco: “Dopo la mia prima vittoria ho percepito un affetto totalmente sincero da parte di tutte. Le altre atlete erano davvero felici per me”.
Il weekend della vita e il mirino sul 2026/2027, la striscia vincente che le ha regalato la coppa di specialità – il trofeo che premia la sciatrice più costante e completa del pianeta nella velocità – ha avuto contorni quasi cinematografici: “Il primo giorno è stato un sogno. Il secondo, vincere di nuovo per un solo centesimo, sembrava quasi uno scherzo: guardavo il tabellone e mi dicevo “No, non è possibile”. Come sia successo di preciso non chiedetemelo, ma è andata così”.
La favola Pirovano, però, fa già parte degli almanacchi. Con l’opening di Sölden ormai dietro l’angolo, la Pirovano ha già resettato il cronometro: “Ora manca davvero poco all’inizio della nuova stagione, la concentrazione si sposta lì e vedremo come andrà“. La caccia è ufficialmente riaperta.

