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Allenamento a secco: la formazione del moderno sciatore alpino

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Quando uno sciatore di Coppa del Mondo scatta dai blocchi di partenza, entrano in gioco mesi di lavoro invisibile. Ogni curva potente, ogni recupero dopo una compressione e ogni aggiustamento in una frazione di secondo sono il frutto di innumerevoli ore trascorse lontano dalla neve.

Sebbene lo sci rimanga la prova definitiva, l’allenamento a secco è diventato uno dei fondamenti più importanti per le prestazioni nello sci alpino. È in questo ambito che gli atleti sviluppano la forza, la resistenza e la capacità fisica necessarie per affrontare le elevate sollecitazioni che le gare di sci impongono al corpo. Essere in buona forma fisica non significa solo ottenere buoni risultati, ma anche prevenire gli infortuni che purtroppo si verificano troppo spesso in questo sport.

Sebbene le filosofie e gli approcci di allenamento possano variare tra allenatori e squadre nazionali, emerge un principio comune: l’allenamento a secco si è evoluto dal semplice miglioramento della forma fisica a un sistema integrato di preparazione atletica, concepito per preparare gli atleti alle esigenze fisiche e mentali delle competizioni sciistiche di alto livello. Nonostante le diverse metodologie, gli allenatori condividono lo stesso obiettivo: formare atleti fisicamente preparati a dare il massimo, adattarsi e eccellere sulla neve.

Filosofia e struttura della formazione: costruire le fondamenta

La prima domanda da porsi in qualsiasi programma di allenamento a secco è semplice: qual è lo scopo dell’allenamento lontano dalla neve?

Per molti anni, la preparazione a secco consisteva principalmente in un allenamento di base volto a rendere gli atleti più forti e in forma. Oggi, grazie ai notevoli progressi in termini di conoscenze e competenze degli allenatori, questi ultimi pongono maggiore enfasi sullo sviluppo, in modo più individualizzato, delle qualità fisiche che permettono a ciascun atleta di esprimersi al meglio sugli sci.

Luca Scarian , preparatore atletico italiano che annovera tra le sue atlete sciatrici del calibro di Federica Brignone e Marta Bassino, ritiene che la preparazione fisica debba integrare lo sci, pur rimanendo un ambito di sviluppo distinto.

“Voglio mantenere una chiara distinzione tra le aree di formazione” ha dichiarato Luca Scarian, preparatore atletico della nazionale italiana

La sua filosofia si basa sullo sviluppo della forza, del consumo di ossigeno, della stabilità del tronco e di schemi motori efficienti. Soprattutto, il primo passo è garantire che l’atleta sia fisicamente sano e si muova in modo efficiente dal punto di vista biomeccanico, creando le basi necessarie per prestazioni di alto livello sulla neve.

Lo spagnolo Alejo Hervas , che allena, tra gli altri, Marco Odermatt, Gino Caviezel e Justin Murisier, struttura il suo sistema di allenamento a secco attorno a due pilastri principali: il lavoro strutturale e il lavoro metabolico .

Il lavoro strutturale di Alejo si concentra su muscoli, tessuto connettivo, articolazioni e tessuti molli, mentre il lavoro metabolico sviluppa i sistemi energetici aerobico e anaerobico. Durante un periodo di preparazione di 24 settimane, il blocco centrale in cui si svolge la maggior parte dell’allenamento fisico, il suo programma progredisce attraverso diverse fasi, iniziando con lo sviluppo aerobico per poi passare a blocchi strutturati di forza che prevedono contrazioni concentriche, eccentriche e isometriche. L’intensità e il volume dell’allenamento vengono poi regolati a ondate, con settimane di recupero integrate in tutto il processo per favorire l’adattamento e la progressione. Dopo questo periodo, l’allenamento si sposta su un mix di sci e lavoro di mantenimento, volto a preservare le qualità fisiche acquisite.

Sebbene la terminologia sia diversa, entrambi gli approcci condividono lo stesso obiettivo: formare atleti fisicamente preparati per esibirsi sulla neve.

Priorità e attenzione alle prestazioni: quali qualità contano di più?

Lo sci alpino richiede una combinazione unica di qualità fisiche. Gli atleti devono generare forze considerevoli, assorbire carichi estremi e mantenere il controllo mentre si esibiscono ad alta velocità.

La forza rimane uno dei pilastri fondamentali della preparazione, ma viene considerata una qualità multidimensionale piuttosto che semplicemente la massima produzione di forza.

Per Scarian, lo sviluppo della forza dipende dalla gestione di tre elementi chiave: il tempo sotto tensione muscolare, un volume di allenamento adeguato e la velocità con cui è possibile produrre forza.

Alejo sottolinea inoltre l’importanza di combinare forza e resistenza, controllo del movimento e capacità di regolare l’intensità. La forza rimane un elemento centrale del suo approccio, ma viene sempre allenata con un attento controllo.

Secondo lui, quando il tempo a disposizione per l’allenamento è limitato, gli allenatori devono decidere quali qualità possono avere il maggiore impatto.

In caso di infortunio, le priorità si spostano verso il mantenimento dello sviluppo, ove possibile, nel rispetto delle indicazioni mediche e nella salvaguardia della salute dell’atleta.

È interessante notare che nessuno dei due allenatori identifica la sola capacità fisica come il principale fattore limitante per la progressione. Al contrario, lo sviluppo a lungo termine è plasmato da una combinazione di mentalità, propensione ad affrontare le sfide e ambiente in cui l’atleta si allena e cresce.

Individualizzazione: l’atleta dietro i dati

Sebbene gli atleti spesso si allenino insieme, la preparazione di alto livello è altamente individuale e raramente identica.

I test fisici forniscono informazioni importanti sui punti di forza e di debolezza, ma entrambi gli allenatori ritengono che una personalizzazione efficace richieda una comprensione più approfondita dell’atleta.

Comprendere come gli atleti si muovono, comunicano e reagiscono ai diversi approcci di allenamento diventa fondamentale. Avendo lavorato con molti dei suoi atleti per diversi anni, il preparatore atletico italiano ha sviluppato una profonda conoscenza delle loro caratteristiche individuali, che gli permette di progettare allenamenti che li mettano alla prova nel rispetto dei loro limiti.

“Conoscere l’atleta è fondamentale, non solo attraverso test fisici, ma comprendendolo a fondo”, a proseguito Luca Scarian.

Hervas si affida inoltre molto all’osservazione quotidiana, spiegando che, sebbene i dati numerici forniscano informazioni preziose, il comportamento, gli schemi motori e le risposte all’allenamento rivelano altrettanto. Un esempio è il modo in cui analizza le asimmetrie corporee naturali, osservando come gli atleti si muovono in modo diverso da un lato all’altro e come queste differenze influenzano il loro allenamento.

L’individualizzazione all’interno di un gruppo si ottiene spesso adattando il volume di allenamento, l’intensità, il recupero o la selezione degli esercizi, piuttosto che creando programmi completamente separati.

Per gli atleti in fase di sviluppo, l’attenzione si concentra spesso sulla creazione di abitudini consolidate e su una gestione oculata dei progressi. Gli atleti più esperti, invece, richiedono solitamente un approccio più raffinato, con maggiore attenzione ai dettagli e alle risposte individuali.

Periodizzazione e programmazione: adattare il piano alla realtà

Pianificare l’anno è uno degli aspetti più complessi della preparazione allo sci alpino.

Durante la fase di preparazione, gli allenatori si concentrano in genere sullo sviluppo della capacità fisica attraverso incrementi progressivi del volume e dell’intensità dell’allenamento. I periodi di recupero e le variazioni nell’enfasi dell’allenamento sono integrati per consentire un adattamento continuo.

Tuttavia, lo sci agonistico raramente segue un percorso perfettamente lineare: ritiri di allenamento internazionali, impegni di viaggio e calendari di gara in continua evoluzione implicano che gli allenatori debbano costantemente adattare il loro approccio ai singoli atleti.

Durante l’inverno, l’attenzione si sposta dallo sviluppo di nuove qualità fisiche al mantenimento delle prestazioni. Sebbene il volume di allenamento possa diminuire, l’intensità viene gestita con attenzione. Per la nazionale femminile italiana, l’obiettivo è evitare di ridurre eccessivamente il carico di lavoro, assicurando che le atlete continuino a stimolare regolarmente i muscoli e a rimanere fisicamente attive per tutta la stagione.

La sfida è come ridurre l’allenamento migliorando al contempo le prestazioni: questa è la vera arte del coaching.”– Alejo Hervas, attualmente allenatore di Marco Odermatt, Justin Murisier e Gino Caviezel

Una delle maggiori sfide per gli allenatori è trovare il giusto equilibrio tra la riduzione del carico di allenamento e il continuo miglioramento delle prestazioni.

Ambiente formativo: creare le condizioni per il successo

L’ambiente circostante gioca un ruolo importante nello sviluppo a lungo termine dell’atleta.

I ritiri di allenamento offrono agli atleti l’opportunità di lavorare insieme, rafforzare lo spirito di squadra e imparare gli uni dagli altri. Tuttavia, entrambi gli allenatori sottolineano che la qualità del processo è più importante della location stessa.

Per Scarian, i periodi di allenamento stabile a casa sono particolarmente preziosi, perché permettono agli atleti di progredire senza continue interruzioni prima che inizi l’intensità della stagione sciistica.

Alejo considera i ritiri un momento importante per costruire relazioni all’interno della squadra e osservare come gli atleti si supportano a vicenda nell’affrontare le difficoltà.

Fonte : F.i.s.

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