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Giacomel al bivio: “Il corpo non è ancora pronto, ma sparo al limite del possibile”

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Il cecchino azzurro rompe il silenzio al Media Day dopo il crac olimpico e la caduta in bici: “Estate stravolta, ora partono i lavori ad alta intensità. Nel biathlon moderno gli sci contano più del tiro”.
Un inverno da rincorrere, stringendo i denti e resettando i piani. Per Tommaso Giacomel, la punta di diamante del biathlon azzurro, gli ultimi sei mesi si sono trasformati in una logorante gimkana medica. Prima il brutto inconveniente nella mass start olimpica di Milano Cortina 2026 che lo ha privato di una medaglia quasi certa, poi una brutta caduta in bicicletta durante la preparazione estiva che ha stravolto tabelle e sogni di gloria. Il talento trentino delle Fiamme Gialle, intervenuto a margine del Media Day, non si nasconde e fotografa con cruda onestà il suo momento in un serrato botta e risposta, diviso tra la riabilitazione e una lucida analisi sulla metamorfosi del biathlon mondiale.
Tommaso, tra l’infortunio olimpico e il crac in bicicletta quest’estate, come stai davvero a poco più di un mese dal via della Coppa del Mondo?
“Diciamo che come persona sto bene, mentre fisicamente un po’ meno, purtroppo, almeno per il momento. Spero però di riuscire a riprendermi. Manca un mese e mezzo all’inizio della stagione, quindi ho ancora un po’ di tempo”.
La caduta in bici ha letteralmente spezzato in due il tuo piano di allenamenti estivi. A che punto è il percorso di ricongiungimento con il resto della squadra azzurra?
“Sto provando a recuperare il lavoro che facevamo negli anni scorsi in questo periodo. Ho avuto una preparazione completamente diversa quest’estate a causa dell’infortunio. Ora sono più o meno in linea con gli altri ragazzi della squadra”.
Ora però scatta la fase più delicata, quella del ghiaccio e dei carichi pesanti. Quale sarà il vero banco di prova per capire se potrai lottare subito con i migliori del circuito?
“Adesso inizierò a lavorare ad alta intensità e vedremo come risponderà il corpo. Spero di non buttare completamente via questa stagione, perché mi dispiacerebbe molto, vista la quantità di impegno che ci metto. Spero di riprendermi e di fare bene, pur essendo consapevole che sarà un’annata molto diversa dalle precedenti”.
Da atleta di vertice, come vedi l’evoluzione del biathlon moderno? Il perfetto equilibrio tra fondo e tiro sta cambiando a favore della pura potenza fisica?
“Se sei forte sugli sci, hai un enorme vantaggio. La componente fisica è assolutamente predominante rispetto al tiro. Naturalmente, se riesci anche a sparare velocemente e con precisione è ancora meglio, perché così puoi vincere le gare, ed è una tendenza evidente ormai da un paio d’anni”.
Si può velocizzare ancora di più l’azione al poligono o si è arrivati al punto di saturazione tecnica?
“Penso che sparare ancora più velocemente di quanto facciamo oggi sia fisicamente impossibile, probabilmente abbiamo già raggiunto l’apice”.

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