Il tempo nello sci ha il ritmo frenetico dei centesimi di secondo, ma ci sono mattine in cui tutto si ferma, cristallizzato in un eterno e doloroso fermo immagine. Era il 28 ottobre 2024. Esattamente due anni fa, sulla pista “Grawand G1” della Val Senales, il talento, il sorriso e il futuro di Matilde Lorenzi si spezzavano a vent’anni non ancora compiuti. Una scivolata come tante, un’uscita oltre il bordo pista, l’impatto fatale contro i cumuli ghiacciati. La giovane piemontese di Valgioie, fresca campionessa italiana di Super-G e promessa della Nazionale, se ne andava così, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del circo bianco.
Oggi, a ventiquattro mesi da quel dramma – e a un anno dalla scomparsa di un altro giovane sciatore, Matteo Franzoso –, il dolore non si è cancellato, ma ha cambiato pelle. È diventato motore. È diventato una “seconda vita”, come la definisce papà Adolfo Lorenzi. La risposta della famiglia alla tragedia si chiama Fondazione Matilde Lorenzi, una realtà nata dal dolore più profondo che è già riuscita a trasformare il lutto in un presidio fondamentale per la sicurezza di chiunque metta gli sci ai piedi.
L’impegno della Fondazione non si ferma alla memoria, ma si traduce in innovazione e prevenzione concreta. Grazie alle donazioni, è stato avviato il progetto “SkiSlo” – sviluppato in collaborazione con i Politecnici di Milano e di Torino – che ha già permesso di formare ben 400 maestri di sci per il primo soccorso. Ma la ricerca va avanti, spaziando dallo sviluppo di airbag dedicati all’analisi dei materiali, fino al tracciamento e alla mappatura delle piste per eliminare i punti critici.
Mentre la Procura di Bolzano continua il suo lavoro giudiziario per fare piena luce sulle dinamiche dell’incidente, la famiglia Lorenzi guarda avanti. Mamma Elena sta scrivendo un libro che uscirà l’anno prossimo, per raccontare una storia che merita di essere impressa sulla carta. Quella di Matilde non è più solo la cronaca di una tragedia sportiva, ma il manifesto di una battaglia culturale: fare in modo che la velocità e la passione sulla neve non debbano mai più costare una vita.
Perché garantire un futuro più sicuro ai ragazzi che solcheranno le piste, oggi, è l’unico modo per far sciare Matilde per sempre.

